di Giuseppe Felici rossointoccabile[at]virgilio[punto]it

 

numero 30

Verde è il colore... parte 2

 

 

Piccola, questa città ti strappa le ossa dalla schiena

È una trappola mortale, un invito al suicidio

Dobbiamo fuggire finché siamo giovani

Perché i vagabondi come noi, tesoro, sono nati per fuggire

Bruce Springsteen

Born to run

 

Castello Daemon, Scozia.

Un rudere. Modred atterra e quello che si trova davanti è un rudere.

Un corpo massiccio, basse mura circolari tutto intorno e isolata una torre diroccata.

È un rudere strano. Le porte sono sbarrate, ma apparentemente in buone condizioni e, tranne la torre, nessun muro è sbrecciato. Eppure mancano chiaramente delle parti, interi settori del castello non esistono, tagliate con una lama infallibile e affilata.

Solo da vicino si ha questa visione. Prima di atterrare Modred vedeva l’intero castello.

Magari con qualche prospettiva un po’ distorta, ma lo vedeva.

Si avvia con decisione verso il portone e viene colto da una lieve vertigine. Un altro sarebbe forse stramazzato al suolo, il castello sembra muoversi e le parti che erano sparite riappaiono man mano che lui si avvicina, man mano che cambia il punto di vista. Ed altre ne scompaiono.

Ma dominare strane prospettive è una delle prime lezioni del praticantato di un mago, assieme all’abitudine alle anatomie insolite.

Il portone è massiccio e un semplice incantesimo di apertura non basta ad aprirlo.

Modred usa il batacchio ed il portone si spalanca. Non nel cortile del maniero, come ci si aspetterebbe, ma in uno studio, o meglio, un salotto.

Sulla mensola di un grande camino, spento, ci sono alcuni piatti di porcellana e un orologio.

Una lampada da terra, due poltrone, un basso tavolino da tè, ingombro di carte, una vecchia ma non malandata seggiola accanto alla piccola finestrella che da all’esterno (ma che esterno? Modred sarebbe pronto a scommettere che quella non è l’highland scozzese in cui si trovava qualche minuto prima) sono i pochi elementi di arredamento che cercano di smorzare la sensazione di leggera oppressione che danno le mura di pietra a grezzo su cui sono allineati scaffali di libri antichi e appese maschere dei più svariati culti.

Su una delle poltrone una donna di età indefinibile, letteralmente. A un occhio non allenato potrebbe sembrare una giovane di non più di trenta anni, bionda, con un taglio di capelli che poteva forse essere in uso svariati anni prima. Non alla moda, d’uso.

- Benvenuto. È molto che volevo parlarti. Da quando abbiamo combattuto assieme contro la creatura dai molti angoli incagliata nel tempo, ma il mio mazzo mi diceva che non era ancora il momento... ma aspetta, sento arrivare qualcuno. –

Fuori si sente un tuono, estremamente vicino, e un suono come se cadesse in terra un ferro da calza.

Poi un colpo di batacchio alla porta ed entra una vecchia signora, che indossa un abito che è sempre stato fuori moda e tiene in braccio un gatto nero con occhi fiammeggianti.

 

Piccola Nube di Magellano. Prima colonia del pianeta terraformato.

Le porte si sono aperte da poco, la voce quasi non è circolata eppure i primi arrivi non si fanno attendere.

A dire il vero il grosso, per ora, è arrivato con due navi: l'astronave modulare Avventura che porta il suo equipaggio di contrabbandieri e profughi di molti disastri e la colossale Yamato, semiautomatizzata (nella sua forma originale poteva essere pilotata da un solo individuo, il genocida cosmico Devos) sulla quale sono rimasti ormai solo gli ex schiavi liberati che non hanno trovato un posto nella vecchia società cui erano stati strappati.

Le navi si sono stabilizzate in orbita da pochi minuti.

Lo scintillio del teletrasporto quasi si perde nel pieno della luce del sole.

Arr-Lo e tre del suo equipaggio si dirigono in fretta verso i primi prefabbricati per la supervisione.

 

Polemachus.

Thundra, Darkoth, Gamora, Dragoluna, Drax, Mimo, Demeityr, Sundragon, Titania, Uomo Assorbente, Acquario, Pip, Warlock e Hulk strabuzzano gli occhi e gridano – L’Uomo Impossibile. –

Il piccolo ometto verde e viola si trasforma immediatamente in un vaso di violette con la bocca e urla – Dove? –

Poi si trasforma in She-Hulk, ma Gamora lo attacca immediatamente mentre Drax si avventa su Hulk.

Lo so, avevate pensato tutti che non si sarebbero accorti di Hulk.

Dalle mura cominciano a staccarsi forme umanoidi. Abominio si getta sull’Uomo Assorbente.

Il Capo fronteggia Dragoluna. Annihilus si getta su Thundra. Il Mandarino attacca Darkoth.

Fing Fan Foom Mimo. Demolitore si avventa su Demeityr. Fuoco Fatuo fronteggia Sundragon. Sauron attacca Titania. Super-skrull contro Acquario. Goblin contro Pip e a Warlock tocca S’ym.

 

Castello Daemon, Scozia.

Agatha Harkness varca la soglia con passo sicuro.

- Megan. - -Agatha. –

Il saluto è cortese, seppur minimale. Nel loro ambiente trovare due persone che non si detestino è già un gran risultato.

Che si conoscano è il minimo. Ogni buon mago conosce i suoi colleghi più pericolosi.

Entrambe sono molto vecchie. La Harkness, ovviamente, molto di più, essendo al mondo da prima di molti degli dei attuali.

Ogni buon mago sa come rimanere in vita, prima di tutto.

Quelli meno buoni lo fanno consegnandosi a creature superiori.

Limitandosi a non-morire.

Modred è nato molto dopo di lei, ma in fondo ha vissuto poco più di venti anni.

Malgrado l’arroganza che lo ha portato a lasciare il suo maestro ed a impugnare il potere del Darkhold, è poco più di un novizio.

Megan Daemon invece ha vissuto decenni affinando il suo potere. Poteva seguire la via delle sorella e servire creature più grandi del mondo. Alisabeth, probabilmente, è ancora quasi viva da qualche parte. Viva, magari, non è il termine giusto.

Comunque problemi connessi a creature più grandi del mondo hanno riunito questi tre in questo castello, questa sera.

 

Piccola Nube di Magellano. Centro di comando del pianeta.

*Figliola?* sotto l’ampio cappuccio c’è una testa molto ampia, simile, in parte, a quella di un tirannosauro dal muso schiacciato. Le similitudini, come sapete, sono sempre molto imprecise.

*Dimmi, maestro. Anche se forse so già di cosa vuoi parlarmi.*

*È tuo padre. So cosa provi, ma trattarlo così ti fa ancor più male. Devi risolvere questo conflitto al tuo interno e poi quello con lui.*

*Lo hanno mandato di certo i Preti di Pama.*

*Che sono nostri alleati, in questo frangente. Anche questo è un rancore che devi lasciati scorrere addosso.*

*È un'altra lezione?*

*Tu sei sulla strada per diventare un’entità. Se ti lasci dominare dalle emozioni puoi essere un pericolo per tutti. Questa è la lezione. Siamo Eterni, non preti di Pama. Non perdiamo tempo con messaggi trasversali, i messaggi trasversali sono quasi costati l’estinzione della nostra razza, millenni fa. Non ripeteremo questo errore.*

 

Polemachus.

I due colossi verdi si scambiano colpi che fanno tremare i denti a ogni altro contendente. Ci fossero dei sismografi (e nulla fa pensare che non ci siano) a registrare l’evento questo verrebbe ricordato come l’evento sismico del secolo. Dopo ogni colpo il gigante di giada che viene colpito è sbalzato per decine e decine di metri e l’altro gli è subito addosso.

Il possente drago spiega le sue colossali ali e con una ventata che sbilancia tutti spicca il volo e plana sul Mimo, investendolo con una boccata di fiamme.

Mimo accede alla levitazione di Warlock e si stacca da terra poi col potere di Acquario contiene la fiammata, impedendo che investa i suoi compagni.

Contemporaneamente col potere degli Eterni lancia una scarica energetica contro l’avversario.

La catena che Thundra porta arrotolata attorno al braccio colpisce il grande artropodiforme alato alla testa, scagliandolo lontano. Con un poderoso salto la guerriera gli è addosso, martellandolo di colpi senza lasciargli tregua. Se Annihilus fosse davvero Annihilus forse potrebbe ricorrere al potere della sua barra del controllo cosmico per reagire. Ma la barra non c’è e la battaglia è assolutamente impari.

L’uomo smilzo con la colossale testa, lunga quasi metà del suo minuscolo corpo, sta immobile, terribilmente concentrato per contrapporre il suo potere alla donna vestita di verde, perfettamente rasata, che lo fronteggia. Dall’esterno nessuno potrebbe immaginare la battaglia che si sta svolgendo tra due delle menti più potenti del cosmo. Battaglia già segnata dalla megalomania dei due contendenti.

Un globo luminoso sfreccia a una velocità impressionante in direzione di Pamela e la attraversa, rilasciando energia che lei assorbe, vantaggio del potere cosmico.

Al successivo passaggio lei rilascia la carica, con un risultato più o meno identico su Fuoco Fatuo.

Apparentemente ci troviamo di fronte a uno stallo.

Demolitore centra in faccia con la sbarra l’Eterno, che viene sbalzato via. Malgrado la forza dell’avversario sia notevole, la sua sbarra non è un vero costrutto asgardiano e la differenza si nota.

Demeityr contrattacca prontamente con un pugno in volo che atterra l’avversario. Il Demolitore, comunque, sul piano della pura forza fisica, è più potente e si rialza senza aver apparentemente accusato il colpo.

Scariche termiche combinate con lampi energetici. Colpi di freddo intenso ed oggetti oscuri. Tutto portato a velocità maggiore al normale. Il Mandarino martella Darkoth con tutto questo. Ma la creatura tecnorganica che controlla la sua densità molecolare fino al punto di sembrare uno spettro riesce ad ignorarli tutti fino ad arrivare sotto al nemico. Poi la forza potenziata del semplice umano poco può contro un colpo sferrato da un braccio modificato per ferire la Cosa dei Fantastici Quattro.

Wundarr contrasta senza sforzo tutti i tentativi del Super-skrull di colpirlo. Il suo campo entropico neutralizza pugni rocciosi, scariche di fiamme, lame di forza invisibile. Ogni tanto, quando l’accumulo di energia è eccessivo, rilascia una piccola scarica in direzione dell’antagonista, ma essa viene abbastanza facilmente parata da uno schermo di forza. Il confronto fra i due va avanti più o meno in questa maniera a lungo.

Abominio colpisce Creel con un pugno potente che l’Uomo Assorbente non riesce a contrastare, visto che il suo tentativo di assorbire le caratteristiche di un corpo potenziato dai raggi gamma trovano, invece, una cosa che non sa capire né utilizzare.

Una cosa, però, virtualmente indistruttibile, quindi quando atterra tocca la pietra più resistente che vede e salta su Abominio con tutta la sua potenza.

Il colosso crolla a terra e si rialza con la proverbiale agilità inaspettata che i giganti potenziati dai raggi gamma dimostrano sempre.

Gamora colpisce She-Hulk con una serie di pugni ripetuti. La sproporzione di forza tra le due è notevole ed essi non dovrebbero sortire effetto. Ma il colpo è studiato per abbattere Thanos. La gigantessa di giada incespica e reagisce con una manata, che manca la donna più pericolosa della galassia di un buon tre centimetri grazie a un salto acrobatico che la porta a cavalcioni sulla schiena di She-Hulk.

Sauron afferra la testa di Titania ed inizia ad assorbirne l’energia. Lei lo colpisce con tutta la sua forza, facendolo stramazzare al suolo.

Goblin svolazza attorno a Pip che evita le sue bombe zucca teleportandosi.

S’ym non è S’ym. È estremamente forte. È invulnerabile ma non è tecnorganico. Non sarebbe divertente, del resto.

Sono già così terribilmente fragili gli avversari che anche dover star attenti a non rubargli troppa forza vitale diverrebbe più un lavoro che un gioco.

Warlock invece è sì forte ma non così tanto, molto resistente ma non invulnerabile (anche se può virtualmente guarire da ogni cosa) ma vola e ha un numero imprecisato di altri poteri. Di fatto uno solo. Il controllo della mente sulla materia.

Lo scontro è quasi pari. S’ym manca Warlock che lo colpisce al collo lasciandolo pressoché indifferente.

La manata del demone sfiora il guardiano dorato, il semplice spostamento d’aria lo sbilancia, permettendo all’avversario di afferrarlo. Non sempre questa è una buona idea. Infatti il colpo in pieno volto di Warlock fa piegare a S’ym un ginocchio.

Scaglia lontano il rivale per riprendere fiato. Questi blocca la sua traiettoria in volo e torna indietro a tutta potenza beccando una manata al busto che lo scaglia violentemente sul pavimento.

 

Una base segreta, così segreta che anche il suo artefice si era dimenticato di averla costruita.

Andro si materializza dal suo viaggio tra le dimensioni, un potere che ha imparato seguendo Lockjaw. È successo anni fa. Direbbe più di quaranta, ma gli orologi atomici che usa per misurare il tempo oggettivo del suo universo dicono altrimenti.

Credeva di avere delle banche dati perfette, migliori della limitata memoria umana, poi ha trovato delle note su questa installazione. Una intera base, in cui la sua mano e il suo genio creativo è riscontrabile ovunque, completamente rimossa dalle sue banche dati. Rimosso dalle sue banche dati. Potrebbe ripeterlo in un loop continuo, rendendo evidente il suo malfunzionamento. Perché nella sua mente, infatti, il loop è continuo. Poco importa che non lo esprima a voce.

La base è ancora efficiente. Dentro ci sono centinaia, forse migliaia di androidi spenti.

Ha cose più importanti e urgenti da fare. Deve riattivarli tutti e verificare che siano integri e funzionanti.

In ogni caso lancia una routine autodiagnostica, mentre si accinge al lungo lavoro.

Poi si dirige verso il primo androide e lo attiva.

 

Castello Daemon, Scozia.

- Era un predatore extradimensionale, una creatura di pura voracità, con molte più dimensioni di quelle che contiene questo universo. – Lady Daemon sa con precisione di cosa sta parlando. Li ha combattuti per tutta la vita. Li studia da quando sua sorella è scomparsa, morta, apparentemente. Lei sa che non lo è da quando ha combattuto assieme a loro contro una creatura dai molti angoli rimasta incagliata trasversalmente nel tempo.

- Il multiverso strabocca di creature di questo tipo, con intelligenze più o meno comprensibili per noi. I maghi sono abituati a gestirli, per lo più, almeno quelli di comprovata esperienza.

Queste creature, anche quelle più “razionali”, sono particolarmente insidiose perché la distruzione è il loro unico scopo, almeno dal nostro punto di vista.

La creatura ha scomposto localmente la coesione spaziotemporale e io non potevo rimediarvi, almeno fino a che l’evento non fosse avvenuto ai due capi del tempo.

Ora che è completa, finalmente, possiamo richiudere la frattura. -

 

Polemachus.

Dragoluna è solita risolvere questi conflitti in una sola maniera. Ogni volta che una mente straordinaria intende confrontarsi con la detentrice della Gemma della Mente ci si aspetterebbe che essa cerchi di attingere il più possibile al suo potere virtualmente infinito.

In effetti ciò è possibile, ma richiederebbe una mente altrettanto infinita. Per quanto megalomane Dragoluna sa bene che questo sarebbe estremamente pericoloso per la sua stabilità mentale (o quello che ne resta) oltre che di gran lunga meno soddisfacente di quanto non sia atterrare il Capo con un rapido calcio volante. In fondo lei è anche una delle migliori allieve di una delle migliori scuole di arti marziali del cosmo mentre è praticamente indifeso sul piano fisico.

Fing sfugge di poco alla scarica energetica e si avventa sull’avversario, abbrancando però un altro colossale drago, più o meno uguale a lui. Mimo si è trasformato accedendo ai poteri dell’Uomo Impossibile. I due draghi precipitano a terra avvinghiati, scambiandosi pugni che risuonano per chilometri.

Il pugno di Abominio è devastante, Creel sprofonda nel terreno con tutte le gambe. Reagisce con un maglio di terra che acceca l’altro. Poi un doppio pugno di pietra dall’alto in basso. Abominio non crolla. Il pugno successivo scaglia l’Uomo Assorbente a svariati metri, quasi investe Warlock. Creel si alza e tocca la cintura dorata del compagno. Non sembra metallica, lo è. Un metallo capace di sopportare i colpi meglio del fisico superpotenziato di chi lo indossa. Creel è stupido (lo so, quando uno pensa di se stesso di esser stupido ha altri problemi) ma non così stupido da non accorgersene. Il pugno successivo scaglia Abominio a decine di metri di distanza. Uno scontro che può andare avanti per giorni, insomma.

Goblin svolazza attorno a Pip che evita le sue bombe zucca teleportandosi.

Demolitore sferra un altro colpo con la sbarra a Demeityr che scarta in volo e colpisce l’avversario con una scarica ottica. Il potere dell’Eterno è in gran parte limitato alla disgregazione della materia, tenuto conto che la potenza è stata contenuta cercando di non essere letale, il colpo ha ben poco effetto sul finto Demolitore che è invece l’Uomo Impossibile, capace di vanificare lo stesso potere di controllo sulla materia di Molecola. Non altrettanto facile è, per Demeityr, ignorare l’ennesimo colpo di sbarra che gli viene sferrato contro quando il finto Demolitore la lancia con precisione contro la sua testa. L’impatto col suolo, comunque, non basta a stordire l’Eterno, che cerca di rialzarsi prima che il Demolitore arrivi a finire il lavoro.

La doppia manata sulle orecchie di She-Hulk la fa urlare di dolore. Nient’altro. Allunga il braccio e non afferra Gamora di pochi millimetri. La battaglia prosegue. Gamora colpisce She-Hulk con colpi che anche quando fanno danno vengono neutralizzati facilmente dalla costituzione straordinaria della gigantessa di giada che non riesce a colpire mai la sua avversaria, che salta qua è là. Altro scontro apparentemente alla pari, in balia di un colpo fortunato di una delle due.

Al terzo passaggio Fuoco Fatuo cambia strategia, solidificandosi all’interno del corpo di Sundragon.

Entrambi cadono a terra svenuti.

Una propaggine invisibile si insinua lentamente per tutta la battaglia dentro il campo entropico, penetrando millimetro dopo millimetro fino a quando è in grado di stringere un punto di pressione specifico sul collo di Acquario che un attimo prima di svenire riesce a rendere più forte il suo potere così che quello del super-skrull non possa più essere attivo all'interno del campo entropico.

Drax scaglia Hulk attraverso l’”arena”, il colosso di giada compie una parabola di svariati metri e va ad abbattersi contro uno dei due dragoni. Solo Hulk si rialza, barcollando, ma Drax lo incalza solo per prendersi un diretto dritto in faccia. L’inarrestabile e l’indistruttibile continuano ad affrontarsi malgrado tutti gli altri siano ormai allo stremo.

S’ym salta per schiacciare Warlock contro il pavimento ma il guardiano dorato rotola via e viene mancato di parecchio.

Investe il finto demone con una scarica karmica che lo abbatte momentaneamente. Si rialza. Si spazzola i vestiti e fa. – Uffa. Questa battaglia è noiosa. Andiamo via. –

 

Castello Daemon, Scozia

Uno dei compiti principali dei maghi bianchi è quello di riparare buchi.

Ricucire i danni che le creature esterne provocano nelle pareti della realtà per penetrarvi e predare.

Un po’ come costruire muri, solo che, in questo caso, il pericolo è reale.

Questa frattura è rimasta aperta per circa un secolo ed il fatto che passasse da una parte all’altra della linea temporale di questo luogo non cambia il fatto che fosse necessario ripararla.

Che sia stata contenuta in questo luogo, invece, da l’idea del potere di chi l’ha contenuta.

- Mi è costata molto, non ho potuto fare molto altro, in questi anni, che vivere un po’, studiare e contenere la frattura. Ora, con la grande esperienza di Agatha e lo sconfinato potere cui puoi accedere tu, Modred, conto di restaurare le pareti della realtà che ci circonda e liberarmi di questa incombenza.

Poi mi prenderò una lunga vacanza intorno al mondo. Credo di essermela meritata. –

La figura di Agatha Harkness è circondata da un vento spettrale, che non tocca nient’altro intorno, eppure le ampie vesti e i suoi capelli sbattono qua e la, mentre lei, gli occhi sbarrati, completamente bianchi, senza iridi o pupille, giusto solcati da qualche microscopico lampo rosso di tanto in tanto, fissa in direzioni arcane.

I maghi, se vogliono sopravvivere, devono imparare presto a usare strani sensi per guardare ciò che gli altri non vedono.

La tempesta mistica si placa e la strega torna a sembrare una placida vecchietta fuori moda. Per chi non la fissa negli occhi, per lo meno.

- E' una di quelle volte in cui avere fra le mani un mutante capace di tirare i fili della realtà sarebbe quanto meno utile.

100 anni di contenimento del danno hanno ingarbugliato la matassa quasi oltre ogni possibilità di intervento.[i]

Dobbiamo accedere al potere della Gemma. -

Modred sobbalza.

 

Piccola Nube di Magellano. Prima colonia del pianeta terraformato.

- Figlia? –

- Non fingere, padre. I tuoi sensi sono più sviluppati dei miei e non puoi aver dubbi su chi hai di fronte. –

- I tuoi sensi sono davvero appannati, mia cara, se non ti rendi conto di quanto sia difficile riconoscerti, in questa incarnazione, senza la vista.

Sono cieco, ma non quanto i Preti che pensavano che la Madonna Celestiale, una volta assolto il compito che loro le avevano assegnato, avrebbe smesso di crescere. –

- Però sei qui per sorvegliarmi in loro vece. –

- Sono qui per proteggerti. Sono tuo padre e non sono accecato dalla loro fede. Non permetterò loro di servirsi ancora di te. –

- E tu che farai? – Detto questo Mantis si volta ed esce.

Da dietro un’ombra, non visto, poiché non voleva che lo si vedesse, spunta un grosso lucertolone col muso schiacciato.

*Non gli hai detto tutta la verità*

- Nessuno vuole tutta la verità in un colpo solo. Dovreste saperlo, ormai. –

*Non dirla porta più danni che vantaggi già sul breve periodo*

- Niente peli sulla lingua. –

*L’abbiamo imparato a nostre spese. È stato impossibile riportare indietro tutti*

- Eppure siete Eterni, in teoria nulla può distruggervi fino in fondo. –

*E nessuno può costringere la nostra coscienza a reintegrarsi. Inoltre sbagli. Ci sono armi che possono distruggere persino un Celestiale e noi siamo impotenti contro di esse, come chiunque altro.*

 

Polemachus

I guardiani si svincolano dai loro scontri e fanno per dirigersi verso il muro più vicino.

Pop. L’Uomo Impossibile riprende la sua forma (ma ce l’ha una forma?) e si attacca ai piedi di Warlock.

– No. Ti prego no. È divertente. Credimi se dico che è divertente. Non te ne puoi andare. Senza di voi rimangono solo quelli debolucci. Puoi fingere un’invasione aliena, ma non dura molto. Poi qui sono quasi contenti se li invadi. Invece picchiarsi tra superumani è stupendo. Non potete andarvene. Vi prego, vi prego, vipregovipregovipregovipregoviprego! –

- È tutto finto. Anche tu che implori è soltanto scena. Noi non abbiamo tempo da sprecare con un ragazzino che gioca. Gli abitanti di questo mondo non hanno tempo da sprecare con un ragazzino che gioca. Se ripari i danni fatti sprecheremo un po’ del nostro tempo con te. Ma non qui e non ora. Sospendi l’invasione, ripara i danni e vieni nel palazzo reale e forse ci troverai ancora li. Se vuoi giocare, il gioco lo decidiamo noi.–

Tra la sorpresa di tutti l’Uomo Impossibile mette il broncio e si trasforma in una piuma portata dal vento.

 

Castello Daemon, Scozia.

- Continuo ad avere dei seri dubbi. L'uso della Gemma della realtà è sempre un rischio, se non accoppiata con le altre. Inoltre le recenti battaglie[ii] hanno indebolito l'intera struttura del nostro multiverso.

Infine, per quanto contenuto più di quanto non sia mai stato in precedenza, Chthon è nel nostro mondo, rendendo, se possibile, ancora più instabile una parte rilevante del mio potere.

Stiamo rischiando di creare problemi più grandi di quelli che intendiamo risolvere. -

Un pezzo della parete della biblioteca approfitta proprio di quel momento per svanire.

- I maghi giocano in continuazione con la struttura della realtà. Tutti noi abbiamo fantasmi che questo potere potrebbe risvegliare. - Agatha fa una pausa, come se ripensasse ad un antico incubo.

- Ma anche così, nessuno dei nostri fantasmi è urgente come quello che ci troviamo a fronteggiare oggi. Ripulire la realtà dai frammenti incancreniti che la creatura dai molti angoli si è lasciata indietro. - Megan aggiunge - Il momento per fare questa cosa è ora, da questo lato dell'abisso temporale che ha scavato ed infettato. E mentre i tuoi nemici sono al minimo del loro potere, così che tu costituisca il minor rischio. - Modred entra nel cerchio tracciato in terra, cerchio per proteggerlo, ma anche per tenere lontano il mondo da lui. Le due streghe si siedono su due dei vertici della stella a sette punte iscritta in uno dei cerchi mediani.

Iniziano a salmodiare sottovoce. E protendono le loro menti all'unisono verso la Gemma.

Lentamente, con una lentezza esasperante, le fratture nella realtà si vanno saldando. I minuti si sommano ai minuti, le ore alle ore.

Improvvisamente un nano in doppiopetto nero appare e si dirige verso Modred. Rimbalza contro la protezione del cerchio magico.

Carica con più decisione, non avvezzo a poteri in grado di resistergli.

Nulla.

Il nano di Chthon, il cui nome, se mai ha avuto un nome, è sconosciuto, può essere arrogante come solo secoli di potere indiscusso possono rendere, ma non gli manca la pazienza.

Il suo signore sta cercando di tornare sulla Terra e nel pieno del suo potere da decine di migliaia di anni. Il tempo non è altrettanto urgente, per gli immortali, ma non scorre più velocemente.

Inizia a sondare le pareti immateriali che proteggono i tre maghi e trova un punto debole, una linea tracciata con meno decisione, forse un segno attraversato da qualche linea di forza che non è stata attentamente considerata. Comincia a spingere con delicatezza e dopo un tempo che sembra infinito la mano comincia ad entrare nel cerchio. Allora il Nano inizia ad abbassarla verso il segno in terra.

- Alisabeth, please. – sussurra Megan e con apparente lentezza diviene sempre meno traslucida una creatura d’incubo. Un corpo deforme, pustoloso, con ali come fossero di pergamena stracciata, pelose zampe ungulate, la testa una sorta di teschio squamoso e zannuto, con malvagi occhi da rettile e capelli lunghi, biondi, un po’ spettinati, il ventre prominente, la lunga coda ora scheletrica ora squamosa.

La creatura guarda con odio e un po’ di tenerezza la maga scozzese e accarezza l’idea di gettarsi sui due altri occupanti del cerchio. Poi nota un bersaglio più facile e si getta sul Nano.

Svaniscono assieme con una fiammata ed un urlo.

Lentamente ma inesorabilmente le aree della casa continuano a riprendere la loro corretta collocazione.

Nulla disturba più il lavoro.

 

Polemachus

La sala del trono di Arkon è abbastanza piccola, nel suo genere. Un locale circolare, non sembra fatta per contenere una corte numerosa. In effetti una corte più grande, per le grandi adunanze, fatta a piazze e balconate, si trova in un’altra ala del palazzo, ma adesso non ci interessa.

Questa ha muri di pietra a vista, con alcune parti affrescate con mascheroni abbastanza stilizzati.

Dietro il seggio del re, più un pouf che un trono, pareti di metallo colorato o forse una porcellana plastica particolarmente evoluta.

Attorno al pouf sono state messe delle poltrone ben più comode e alcuni tavoli su cui sono posati rinfreschi e bevande.

L’attesa è lunga, poiché i danni fatti erano parecchi ma soprattutto perché inaspettatamente l’Uomo Impossibile si sta divertendo più a ripararli che a farli.

- È comunque un azzardo. Nulla ci mette al sicuro da un suo ritorno. – Arkon è stizzito, avrebbe preferito chiaramente una soluzione violenta, anche se sa che nessuno ha mai vinto contro l’Uomo Impossibile, neppure Galactus che pur ha divorato tutto il suo mondo.

Alcuni sono riusciti a ingannarlo o circuirlo, indirizzando il suo interesse in altre direzioni. Per questo sperava nell’aiuto di Reed Richards che aveva avuto a che fare svariate volte con la creatura.

Ma i Fantastici 4 sono sempre fuori città.

E in ogni caso anche Thundra aveva convissuto con il folletto spaziale per un breve periodo eppure non era più sicura di lui su come trattarlo.

Di certo non sa se può fidarsi di quel Warlock. I suoi stessi servizi d’informazione hanno un fascicolo sconfinato su di lui e poche conclusioni contraddittorie.

Meglio fare il re barbaro. È una parte che gli riesce bene ed è sempre meglio che il tuo interlocutore ti sottovaluti, soprattutto se non sai come prenderlo.

Warlock è calmo. È sempre calmo in questi ultimi giorni. Sempre calmo da quando ha assorbito, con la Gemma, una parte di una creatura dai molti angoli. Come se stesse guardando il mondo da una prospettiva insolita. Insolita pure per lui.

- Nessuno è al sicuro da una eventualità del genere, qualunque cosa faccia. Sulla Terra continua a tornare sempre, pur essendo stato bandito, scacciato, ingannato in milioni di modi. Tutto ciò che fai potrebbe solleticare la sua curiosità. La sua sola debolezza è la curiosità stessa. Avendola solleticata e non soddisfatta riparerà i danni. Se troveremo un pianeta disabitato abbastanza lontano dalle rotte più battute forse riusciremo a soddisfarlo per un po’. Forse quando si annoierà verrà stimolato da altri. Di più non credo possiamo chiedere. –

- Quando mi parlavano del peso del comando nessuno mi aveva avvisato che avrei dovuto affrontare un burlone cosmico che considera i mondi come i suoi balocchi e le persona compagni di giochi e che non capisce, non immagina neppure, che gli altri non sono indistruttibili come lui.-

- Quando ti hanno parlato del peso del comando non ti hanno detto che dovevi portarlo per tutta la vita? È il grande limite della forma monarchica. -

Pop. – Allora?Dove andiamo a giocare ora? –

 

Brand Corporation. Un magazzino un po’ dimesso e non ben inventariato.

Si introducono con abilità, attraverso una finestra apparentemente saldata. Pochi sapevano che si trattava di un’entrata ben camuffata. Ancor meno sono ancora in vita.

Gli allarmi, almeno quelli che sapevano presenti e che hanno trovato, sono stati facili da disattivare.

Altri non dovrebbero esserci. Loro sono professionisti, se ne sarebbero accorti e chi metterebbe degli allarmi supplementari in un magazzino il cui contenuto è così poco importante anche solo da inventariare?

Certo, con la guerra commerciale che si sta combattendo per il controllo della Roxxon, che un tempo possedeva la Brand, prima che una acquisizione particolarmente ostile non ne facesse passare la proprietà alla Fondazione Scientifica, nulla può essere escluso. Ma loro sono professionisti. Avrebbero visto un nuovo allarme.

Iniziano a cercare le due casse che sono venuti a cercare. Roba piccola. Facilmente trasportabile. Nessuno sa che sono li. Neppure loro lo sanno, in un certo qual senso.

Per un attimo sono tentati di curiosare in giro. In un magazzino del genere possono esserci dei tesori.

Come i due prototipi di adattoide seduti contro il muro in fondo alla corsia.

Milioni di dollari di materiale. Pesanti, però, come può essere pesante un androide ceramico di due metri buoni di altezza.

Inutile farsi divorare dall’ingordigia. Quel lavoro è pagato abbastanza bene da non comprometterlo.

Individuano le casse e vi si avvicinano. Sono fissate allo scaffale da barre metalliche incrociate e apparentemente saldate allo stesso.

Cercano il meccanismo di apertura che deve esserci. Chi salderebbe delle barre metalliche allo scaffale rendendo così impossibile rimuoverle senza un frullino?

- Posso dirvelo io. – la voce è solo leggermente meccanica, quasi come se l’effetto di sintesi fosse intenzionale. È la voce di una donna tra i 40 e i 50, molto ben impostata. Curata. Il lieve effetto eco è dato dal fatto che viene da entrambi gli androidi, ora perfettamente attivi.

- Io non farei scherzi, al vostro posto. La polizia sta già arrivando. -

Lontano, nel suo ufficio, Millicent Collins ride fra se e se.

Questa è la parte più divertente del suo lavoro. Non può confessarlo a nessuno ma non saprebbe farne a meno.

Magari a Clarence si. A lui potrebbe dirlo.

 

Un pianeta deserto, dentro una bolla d’aria tenuta assieme dal potere congiunto di alcuni elementi della Guardia.

- Quindi il patto è questo. Tu interpreti tutti i personaggi e interpretate le storie che ti mandiamo. Ogni tanto veniamo anche noi a vedere come te la cavi e a dare una scossa alla partita. Quando la partita sarà finita e una fazione avrà vinto ci chiami. –

Detto ciò la Guardia attraversa una parete scoscesa e si materializza nella sua base.

- Partita aperta fra due fazioni uguali entrambe indistruttibili. Secondo voi quanto può durare? – Gamora sghignazza.

- Meno di quanto immagini. – commenta Warlock, cupo.

 

 

 

Seguimos en combate

 

 



[i]     vedi il crossover “Abissi di Dolore”  che è iniziato su Agents of W.H.O.(?) numero 1

[ii]    vedi “Abissi di Dolore”